
Tumore del colon-retto: prevenzione, screening e diagnosi precoce
Sommario
Il dott. Matteo Goss su La Stampa: prevenzione e diagnosi precoce nel tumore del colon-retto
Il tumore del colon-retto è una delle neoplasie più diffuse in Italia e continua a rappresentare un tema centrale per la salute pubblica. Nello Speciale Prevenzione pubblicato da La Stampa, il dott. Matteo Goss, responsabile del Gastro Center della Clinica Sedes Sapientiae, interviene sul ruolo dello screening, della ricerca del sangue occulto nelle feci e della colonscopia nella diagnosi precoce della malattia.
Secondo i dati riportati nell’articolo, nel 2024 in Italia sono state registrate oltre 48 mila nuove diagnosi di tumore del colon-retto. Si tratta della terza neoplasia più frequente negli uomini e della seconda nelle donne. Numeri che confermano quanto sia importante promuovere una corretta cultura della prevenzione, soprattutto perché molte lesioni possono essere individuate e trattate prima che evolvano in forme maligne.
Dai polipi intestinali al rischio di tumore
Nella maggior parte dei casi, il tumore del colon-retto si sviluppa a partire dai polipi intestinali. Si tratta di piccole formazioni che originano dalla mucosa del colon o del retto e che, nelle fasi iniziali, sono spesso benigne e prive di sintomi.
Proprio l’assenza di disturbi evidenti rende fondamentale non aspettare la comparsa di segnali clinici. Alcuni polipi, infatti, possono crescere nel tempo e trasformarsi in lesioni maligne. Quando diventano più importanti, possono manifestarsi con sangue nelle feci, anemia da carenza di ferro o alterazioni dell’alvo. La prevenzione ha quindi l’obiettivo di intercettare queste alterazioni prima che diventino clinicamente rilevanti.
Il primo passo: il test del sangue occulto nelle feci
Come spiega il dott. Matteo Goss nell’articolo de La Stampa, il primo passaggio dello screening è il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci. È un esame semplice, non invasivo, che prevede la raccolta di un piccolo campione di feci per individuare eventuali tracce di sangue non visibili a occhio nudo.
Un risultato positivo non significa automaticamente presenza di tumore. Può indicare diverse condizioni, tra cui anche la presenza di polipi. Tuttavia, rappresenta un segnale da approfondire con attenzione, perché consente di avviare tempestivamente gli accertamenti successivi.
Colonscopia: diagnosi e prevenzione attiva
In caso di positività al test, l’esame di riferimento è la colonscopia. Questo accertamento permette di osservare direttamente la mucosa del colon e del retto e, quando necessario, di rimuovere i polipi durante la stessa procedura.
È questo l’aspetto più importante: la colonscopia non è soltanto uno strumento diagnostico, ma anche una forma di prevenzione attiva. Attraverso la polipectomia, cioè la rimozione dei polipi, è possibile intervenire su lesioni potenzialmente a rischio prima che possano evolvere.
Oggi, inoltre, la colonscopia è un esame più tollerabile rispetto al passato. La preparazione può essere personalizzata, il comfort è migliorato e la sedazione consente di ridurre il disagio per il paziente. Quando necessario, il prelievo di tessuto permette anche di eseguire l’analisi istologica e definire il corretto programma di controlli successivi.
Prevenire significa intervenire prima
Il messaggio centrale dell’intervento del dott. Goss è chiaro: la prevenzione del tumore del colon-retto passa attraverso controlli regolari e diagnosi precoce. Lo screening consente di individuare alterazioni anche in assenza di sintomi, offrendo la possibilità di intervenire in una fase iniziale.
Dopo i 50 anni, o prima in presenza di familiarità o fattori di rischio, è importante confrontarsi con il medico per definire il percorso di controllo più adeguato. La combinazione tra test del sangue occulto, colonscopia e rimozione dei polipi rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci per ridurre il rischio di diagnosi tardive e proteggere la salute del colon-retto.
Fonte: La Stampa
