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Caffeina, metabolismo e consumo

Introduzione

Il caffè ed il tè sono le due bevande più diffuse al mondo e sono una parte importante delle vita sociale e delle tradizioni culturali di moltissime popolazioni. Il loro consumo, infatti, perdura da centinaia d’anni ad ogni latitudine. Il caffè ed il tè contengono grandi quantità di caffeina, una sostanza psicoattiva, ovvero una sostanza in grado di alterare lo stato psico-fisico di un individuo. Per questa ragione si può dire che la caffeina sia l’agente psicoattivo più consumato.

Ma quali sono le piante che la contengono? Questa sostanza è contenuta nei semi, nelle foglie e nei frutti di moltissime piante. Oltre che nei semi delle piante Coffea, la caffeina è contenuta anche nelle fave di cacao, nelle foglie di yerba e nelle bacche di guaranà.

Quanta ne consumiamo?

Come si può leggere in un recente studio pubblicato sul The New England Journal of Medicine, la caffeina però non è solo presente in natura, ma viene anche sintetizzata e aggiunta in drink energetici, bibite analcoliche e compresse anti stanchezza. La caffeina rientra quindi tra gli ingredienti di numerosi cibi e bevande e il suo consumo è importante in ogni parte del mondo. Per citare il caso degli Stati Uniti, si stima che l’85% degli adulti assuma 135 mg di caffeina al giorno, pari a circa una tazzina e mezza di caffè.

Perché assumiamo caffeina?

Tra le persone adulte l’assunzione della caffeina spesso avviene per aumentare la veglia e la produttività lavorativa. Si può dire che mentre per gli adulti la fonte principale di caffeina sia il caffè, questo non vale per gli adolescenti, i quali assumono caffeina principalmente tramite bibite energizzanti e tè. Tuttavia la caffeina viene utilizzata ampiamente anche in medicina come trattamento per l’apnea neonatale, ed inoltre, insieme agli agenti analgesici, è utilizzata nei farmaci antidolorifici.

Con il caffè assumiamo solo caffeina?

Dallo studio pubblicato sulla rivista americana si è appreso che il caffè contiene, oltre alla caffeina, anche centinaia di fitochimici biologicamente attivi, ovvero sostanze presenti naturalmente nelle piante. Inoltre sono presenti anche altri elementi che si formano durante la tostatura del caffè tra cui: polifenoli come l’acido clorogenico, lignani, l’alcaloide trigonellina, le melanoidine, modeste quantità di magnesio, potassio e vitamina B3 o Niacina.

Tutti questi composti presenti nel caffè possono ridurre stress ossidativo detto anche squilibrio REDOX, ovvero possono ridurre tutte quelle alterazioni che si generano nei tessuti e nelle cellule quando queste vengono esposte ad un numero eccessivo di agenti ossidanti.

Queste sostanze possono anche migliorare il microbioma intestinale e possono modulare il metabolismo del glucosio e dei grassi. Al contrario, sostanze come il diterpene cafestolo, che è presente nel caffè non filtrato, aumenta i livelli sierici di colesterolo. Pertanto, sarebbe opportuno interpretare gli effetti della caffeina con cautela, in quanto essi potrebbero essere in qualche modo influenzati anche da altre fonti alimentari.

Metabolismo e assorbimento della caffeina

Cosa succede alla caffeina una volta ingerita? È stato registrato che per essere assorbita completamente essa impieghi circa 45 minuti. Diffondendosi in tutto il corpo, raggiunge il fegato dove viene metabolizzata dal citocromo P 450 e in particolare dall’enzima CYP1A2. I suoi composti, tra cui paraxantina, teofillina e teobromina, vengono poi metabolizzati in acido urico ed espulsi con l’urina.

L’emivita della caffeina, il tempo cioè che l’organismo impiega per eliminare il 50% della sostanza, oscilla tra le 2,5 e le 4,5 ore negli adulti e le 80 ore nei neonati. Tuttavia, questi dati variano da individuo a individuo e possono essere influenzati da alcuni fattori come il fumo, che dimezza l’emivita della caffeina, o la gravidanza che la allunga fino a 15 ore.

Gli individui geneticamente predisposti a metabolizzare la caffeina in modo lento, tendono ad assumere meno caffè rispetto alle persone prive di questa predisposizione genetica. Inoltre, alcuni farmaci come ad esempio antibiotici chinolonici, farmaci cardiovascolari, broncodilatatori e agenti antidepressivi, possono aumentare l’emivita della caffeina. Allo stesso modo, la caffeina può influenzare l’azione di alcuni farmaci. Per questa ragione occorrerebbe che il medico, prima della prescrizione, tenesse bene in considerare le possibili interazioni tra la caffeina e i farmaci.

Gli effetti sul sonno

Contrastando l’adenosina, un composto chimico che favorisce il sonno, la caffeina può ridurre il senso di affaticamento e incrementare il livello di attenzione.

Ciò però può determinare disturbi del sonno e portare ad uno stato di ansia, se la quantità assunta supera i 400 mg al giorno (pari a 5 tazzine). Anche in questo caso, gli effetti mutano da persona a persona, a seconda del metabolismo e delle caratteristiche di ogni individuo.

In ogni caso è bene ricordare che, se mescolata con medicinali o alcol, provoca effetti pericolosi per l’organismo ma che un consumo moderato di caffè non solo non è dannoso, ma può far parte di uno stile di vita virtuoso e salutare.

Fonte: The New England Journal of Medicine

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